Voto, scelgo e sogno. Riflessioni a pochi giorni dal ballottaggio.

Si avvicinano i giorni del ballottaggio ed i cittadini saranno chiamati a scegliere un Sindaco che, qualunque sia il risultato, non rappresenterà neanche la metà della popolazione. Il primo turno ha messo in evidenza una grande voglia di cambiamento e di partecipazione, al contrario di quanto spiegano i più arguti commentatori politici.

La voglia di cambiamento la leggo nei risultati personali ottenuti dai candidati percepiti come “nuovi” e meno compromessi con le trame di potere che da decenni si tessono in città: nel centrodestra questo cambiamento credo di averlo interpretato io mentre nel maggior partito della sinistra questa volontà di cambiamento credo sia stata interpretata da Gianni Ivaldi, ai margini della lobby di potere ed interessi che gestisce il Partito Democratico. Voglia di cambiamento che ha premiato anche altri due candidati giovani schierati a sinistra nella lista dei Moderati come Claudio Falleti e Paolo Marchelli, sicuramente estranei all’estabilishment della sinistra alessandrina ed ai poteri ad essa legati. Voglia di cambiamento che ancora leggo nel risultato ottenuto dal Movimento 5 Stelle che, se non altro, proponeva un’alternativa completamente estranea alle vecchie cordate di interessi facilmente individuabili in ogni altra “proposta” politica.

Nel risultato del Movimento 5 Stelle leggo anche una grande voglia di partecipazione e non, come direbbero gli arguti opinionisti a cui accennavo sopra, una manifestazione di antipolitica. L’antipolitica sono i faccendieri che orbitano intorno alla politica, gli affaristi che dalla politica cercano la tutela dei loro interessi privati, i prezzolati che stanno in politica come si sta al mercato in attesa dell’offerta migliore. L’espressione di un voto ad una lista che rappresenta qualcosa di “altro” rispetto all’offerta tradizionale dei partiti è desiderio di politica, è domanda di politica a cui i vecchi partiti e le loro vetuste classe dirigenti non sono state al momento in grado di rispondere. La voglia di partecipazione la vedo nel desiderio di coinvolgimento che mi hanno espresso molte delle persone incontrate in questa campagna elettorale, sfiduciate dalla possibilitá di contribuire a costruire una società migliore agendo all’interno dei partiti ma che non hanno ancora rinunciato alla speranza che qualcosa possa ancora cambiare, anche all’interno dei partiti.

Certo, c’è stata una forte astensione. A mio parere il modo più sbagliato per rispondere ad una realtá delle cose che non si condivide perchè, delegando ad altri la decisione di chi dovrà rappresentarci nelle istituzioni, si rafforza proprio coloro i quali si vorrebbe delegittimare con l’astensione e che, invece, aumentano solo il loro “peso relativo” proprio grazie al minor numero di votanti.

Tornando al ballottaggio, credo che vada prima di tutto e da parte di tutti presa una posizione di partecipazione alla scelta del Sindaco che dovrà guidare Alessandria. I risultati del primo turno già ci dicono che il futuro Sindaco rappresenterà solo una minoranza dei cittadini. Delegare la scelta di un “Sindaco di minoranza” alla minoranza dei cittadini è un’abdicazione pericolosissima da uno dei pochi poteri democratici ancora pienamente riconosciuto agli elettori.

Io andró a votare e voteró Fabbio perché credo sia in grado di fare ancora molto per Alessandria e, soprattutto, credo abbia fatto tesoro degli errori commessi ed abbia capito la necessità di cambiare la sua squadra di governo. Con Rita Rossa si consegnerebbe la città in mano ad una lobby di potere purtroppo ben identificabile che, come dimostrato solo parzialmente durante l’amministrazione Scagni, non puó promettere per questa città nulla di buono…

Guardando nel libro dei sogni io desidererei che i due candidati Sindaco, rendendosi conto della loro scarsa rappresentatività e della grave situazione in cui versa la città (condizionata ulteriormente dal grave quadro socio-economico in cui siamo inseriti), decidano di convergere verso poche finalità condivise dando inizio ad una fase di “governo di solidarietà comunale” in cui maggioranza ed opposizione mettano in campo le loro migliori risorse per fare fronte insieme alle emergenze da affrontare. Senza giochi delle parti, senza il teatrino della politica partitica, senza le contrattazioni di rendite personali. Il futuro Sindaco, chiunque fosse, dovrebbe scegliere la sua squadra di governo tra persone di comprovata preparazione, non riciclate da altre esperienze di governo (i Lai ed i Miraglia, per esempio, come i Trussi ed i Mazzoni, hanno già lavorato abbastanza per la nostra città ed è giusto che lascino spazio ad altre persone) e, preferibilmente, che siano legittimate dal voto (ma le deroghe, su questo punto, sono ammesse e vanno dettate dal buon senso). Vorrei vedere un membro di garanzia all’interno della futura Giunta, senza deleghe ed indicato dall’opposizione. Vorrei vedere un Presidente del Consiglio Comunale espressione dell’opposizione. Vorrei vedere un’opposizione che non abdica mai al confronto, un’opposizione propositiva ed una maggioranza ricettiva alle buone proposte della minoranza. Vorrei vedere un clima di solidarietà e collaborazione tra maggioranza ed opposizione che superi gli steccati ideologici e ponga le basi per scelte condivise a beneficio del bene comune. Vorrei vedere una convergenza di impegni da parte di tutti finalizzata ad includere nei processi decisionali pubblici piú importanti i cittadini, per tendere a quella democrazia partecipativa che è un obiettivo cardine del mio impegno politico: in una fase di contrazione della rappresentanza (meno consiglieri, abolizione delle circoscrizioni) credo che la risposta migliore possa essere la partecipazione. Su questo punto non mollo e sono aperto ad un’ampia e totale collaborazione con chiunque sia sinceramente interessato a dotare il Comune di Alessandria di strumenti di democrazia partecipativa!

Non mi dilungo oltre. Volevo prendere una posizione pubblicamente prima del turno di ballottaggio e l’ho fatto ora con questo intervento nel mio blog. Ci tenevo a condividere con i quattro lettori che seguono il mio blog queste poche riflessioni, rivolgendo al contempo un appello alla partecipazione al voto, qualunque sia la vostra preferenza. Avremo modo, nei prossimi mesi, di confrontarci piú approfonditamente sui temi che saranno all’ordine del giorno di volta in volta. Io cercheró di contribuire con il mio impegno e le mie idee alla buona amministrazione della città: con un ruolo di governo all’interno della futura giunta, se vincerà Piercarlo Fabbio; dai banchi dell’opposizione, se vincerà Rita Rossa. In ogni caso agiró con coraggio, impegno, trasparenza, onestà e ragionevolezza. Per il bene di Alessandria.

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Intervista a Locci, il più votato del centrodestra alle elezioni amministrative di Alessandria

Emanuele Locci, come commenti i risultati del Popolo della Libertà in queste elezioni amministrative?

Non possiamo girarci intorno, si tratta di una sconfitta frutto delle scelte di una classe dirigente incapace di rappresentare le “forze attive” del Paese, cioè le imprese, i lavoratori e le nuove generazioni. Il PdL ha pagato sicuramente la scelta di sostenere un governo senza legittimazione democratica ma, ancora di più, sta pagando l’incapacità di darsi una linea politica chiara che interpreti le esigenze del Paese.

Quindi si tratta sostanzialmente di un fallimento attribuibile alle scelte nazionali?

Questa sarebbe una lettura troppo semplicistica, comoda solo come alibi. Nelle elezioni amministrative i cittadini danno molto valore alle persone che si candidano a governare una città, ai programmi proposti, alla credibilità di un progetto politico e di una classe dirigente. I cittadini hanno dimostrato di premiare ed apprezzare quei candidati portatori di proposte politiche chiare e dotati di competenze utili a governare bene una città.  Si è perso laddove i candidati sindaci e le liste del PdL proponevano persone incapaci di lanciare segnali di cambiamento e di dare risposte ai nuovi bisogni emergenti dalla società. I cittadini hanno premiato le forze del cambiamento e condannato le vecchie nomenclature partitocratiche.

Ad Alessandria, dove eri candidato consigliere comunale, com’è andata?

Male per il PdL, ma bene dal punto di vista personale. Il candidato sindaco uscente, eletto nel 2007 con il 63%, ha raggiunto appena il 18% al primo turno mentre la lista del Popolo della Libertà si è attestata al 14%, tenuta a galla da una lista molto competitiva dove ¾ dei voti recavano l’espressione del voto di preferenza. I politici di lungo corso hanno tendenzialmente dimezzato le preferenze rispetto alle precedenti elezioni mentre io, in controtendenza con il dato generale, ho addirittura aumentato le mie preferenze risultando il più votato del Popolo della Libertà.

Come spieghi il tuo successo personale a fronte del fallimento generale del PdL?

In questi anni la “vecchia classe dirigente” ha preferito tenermi ai margini del governo della città, nonostante potessi offrire competenze professionali e capacità politiche utili a contribuire alla gestione delle cose pubbliche.  Ho comunque  svolto il mio ruolo di consigliere comunale offrendo disponibilità continua ed impegno  reale ai miei concittadini, occupandomi dei piccoli problemi quotidiani senza rinunciare a lanciare proposte di più ampio respiro. In queste elezioni mi sono presentato con umiltà agli elettori spiegando cosa ho in mente di fare per la città, quali sono state le difficoltà che ho incontrato e come fosse importante il loro sostegno per dare più forza ad un progetto politico di cambiamento di cui mi sono fatto interprete in questi anni tanto in città quanto all’interno del Popolo della Libertà. Ed i cittadini mi hanno risposto con una grande dimostrazione di fiducia, evidenziando una forte volontà di cambiamento.

La grande novità di queste elezioni è stato il movimento 5 stelle, come interpreti il loro successo?

Sbaglia chi legge nel successo del M5S una manifestazione di antipolitica. Si tratta al contrario dell’esigenza di una larga fascia di popolazione di tornare a partecipare attivamente alla politica. I vecchi gruppi dirigenti stanno ingessando i partiti tradizionali, riducendo gli spazi e le opportunità di confronto a chi ha voglia di impegnarsi politicamente. Il M5S sta riuscendo ad offrire questi spazi, dando risposte ad una diffusa esigenza di partecipazione alla politica. Ma anche nel centrodestra qualcosa si muove: il progetto dei Patrioti sta colmando gradualmente i vuoti lasciati dal Popolo della Libertà ed i successi elettorali dei nostri candidati, in tutta Italia, stanno dimostrando che siamo sulla giusta strada.

intervista a cura di Cristiano Facciotto (www.posizione.org)

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Messaggio elettorale del 4 maggio 2012

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Giorgia Meloni parla di Emanuele Locci

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Perchè fare ancora politica? Sono deluso, ma non mollo!

Sono stato un po’ assente ultimamente perchè alcune vicende degli ultimi giorni mi hanno portato a riflettere profondamente sul senso del mio impegno politico.

Io ho iniziato ad appassionarmi di politica fin da giovanissimo quando, ancora studente delle medie, seguivo le vicende di Tangentopoli e guardavo con ammirazione un piccolo partito uscito indenne dallo scandalo, il Movimento Sociale Italiano. Quei giorni fecero radicare in me fortissimo il Valore della Legalità che, insieme all’amore per la mia Patria, sono diventati i pilastri su cui si fonda la mia azione politica. La voglia di contribuire a costruire un “mondo migliore” ed a rappresentare gli interessi del luogo in cui vivevo, mi hanno coinvolto sempre di più, giorno dopo giorno, fino a che la Politica è diventata per me una vera e propria missione, vissuta come dovere civico di servizio verso la mia comunità. Da capoclasse a delegato di classe, da delegato d’Istituto a rappresentante nella Consulta Provinciale degli Studenti, da Consigliere di Circoscrizione nel mio quartiere a Consigliere Comunale di Alessandria ho fatto un percorso di crescita umana e politica, maturando esperienze importantissime che mi hanno permesso di svolgere al meglio l’attività istutuzionale e mi hanno temprato a sopportare le pressioni dell’ambiente politico. Parallelamente ho vissuto con intensità la militanza nei movimenti giovanili di Azione Studentesca ed Azione Giovani prima e Giovane Italia ora, dove ho potuto conoscere in tutta Italia tanti ragazzi come me pieni di entusiasmo e di passione per la Politica.

Le delusioni sono venute più che altro dai partiti, Alleanza Nazionale prima ed Il Popolo della Libertà poi. Ho conosciuto persone capaci e perbene messe ai margini per logiche di gestione del potere, ho visto amici dal cuore grande con la voglia di cambiare il mondo abbandonare la politica dopo l’ennesima delusione, ho subito enormi delusioni a leggere i giornali e scoprire quante persone sotto i miei stessi vessilli sbagliano e continuano a sbagliare calpestando quei Valori su cui da sempre fondo la mia azione politica. La meritocrazia resta un’utopia, sia ben chiaro che tra chi governa i partiti è rara la volontà di selezionare la classe dirigente scegliendo tra i più bravi e si tende a cercare i più ossequoiosi, meglio se un po’ meno preparati e intelligenti di chi li sceglie: un vero e proprio gioco al ribasso!

Avrò forse sbagliato io a credere che chi si occupa della cosa pubblica deve essere preparato per farlo? Quando decisi di candidarmi a ruoli elettivi nella pubblica amministrazione ho iniziato un percorso di formazione che continua ancora oggi: Scienze dell’Amministrazione ad Alessandria, Master di Sviluppo Locale, Perfezionamento in Partecipazione e Sviluppo Urbano Sostenibile all’IUAV di Venezia, Executive in Leadership all’Imperial College of London e poi due Summer School di Sviluppo Locale in Sardegna, tre Corsi di Alta Formazione politico-istituzionale a Firenze, 3 Scuole di Democrazia ad Aosta e 2 Scuole sui temi della Partecipazione a Palermo, solo per citarne alcune. Pensate che questo sia servito a qualcosa? No, perchè non conta niente se studio e se cerco di essere all’altezza per ricoprire ruoli di responsabilità perchè ho un grave handicap che tutti mi fanno pesare: SONO TROPPO GIOVANE! E, aggiungo, TROPPO LIBERO! Quindi in Comune ad Alessandria ho svolto con attenzione e diligenza il mio ruolo di consigliere comunale assegnatomi dai cittadini con il loro voto ma ero troppo giovane e libero per osare a fare di più: il Capogruppo, il Presidente di Commissione o l’Assessore. Sicuramente chi ha ricoperto questi incarichi, in virtù della maggiore età ed esperienza, avrà svolto meglio di quanto potessi fare io le funzioni di cui ha avuto la responsabilità. O no?

Le esperienze politiche e di formazione svolte in tutta Italia mi hanno permesso di conoscere molti colleghi consiglieri di altre amministrazioni con cui mi sono confrontato e, a dire il vero, negli altri partiti e negli altri comuni va anche peggio. Ma allora perchè non mollare tutto? Che senso ha continuare? Alcuni amici mi dicono di lasciar perdere con frasi del tipo “tanto non cambierà mai niente”. Ma dopo alcuni giorni di riflessione ho scelto. IO NON MOLLO!

Non posso mollare, per le persone che credono in me e continuano a darmi fiducia!

Non posso mollare, perchè combattere dall’interno dà la possibilità di cambiare le cose, criticarle da fuori non porta a niente!

Non posso mollare perchè, come diceva Che Guevara, chi lotta può perdere ma chi non lotta ha già perso. Ed io credo, ancora, di poter cambiare le cose!

Per questo ho deciso di partecipare alle prossime elezioni amministrative di Alessandria, portando avanti con chi mi vuole dare fiducia un progetto di cambiamento che non può e non deve perdersi. Meritocrazia, partecipazione, sviluppo, innovazione e solidarietà. Parole che sono vuote quando campeggiano nei manifesti della campagna elettorale, ma sono dense di vita e di contenuti nel mio impegno politico quotidiano. Io sogno una città dove questi siano gli obiettivi a cui tendere ma, per realizzarli almeno in parte, avrò bisogno della forza di molti che credano in me. Al di là dei simboli, degli steccati ideologici, del gioco delle parti che premia solo i “soliti noti”.

Io ci sono!

Un abbraccio, Emanuele Locci

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Il giovane consigliere comunale Emanuele Locci selezionato tra gli “eunomisti”

Il Comitato Scientifico dell’Associazione Eunomia ha selezionato, per il terzo anno consecutivo, il giovane consigliere comunale di Alessandria Emanuele Locci per la partecipazione al prestigioso Eunomia Master, master di alta formazione politico-istituzionale per nuove classi dirigenti, organizzato in partnership con l’Università LUISS “Guido Carli”. <<Eunomia Master rappresenta un modello moderno di formazione politica – spiega Dario Nardella, direttore del Master e vicesindaco di Firenze – che riempie molti dei vuoti lasciati dalla scomparsa delle vecchie scuole di partito. Le nuove generazioni condividono l’urgenza di una classe dirigente unita, che accetti le medesime regole e pur dividendosi nelle soluzioni politiche, rimanga estranea alla logica della politica del tifo. È fondamentale che i partiti e le categorie di rappresentanza economica e sociale comprendano questo scatto culturale che i giovani dimostrano di saper compiere. Nella scuola di governo di Eunomia Master si respirano gli stessi presupposti e valori che hanno dato vita all’esperienza dell’esecutivo Monti. Per questo abbiamo selezionato cinquanta donne e uomini di età media 30 anni tra sindaci, manager e ricercatori, con percorsi professionali diversi ma tutti di altissimo livello: sono loro il futuro del Paese>> . Il Master prenderà il via il 2 marzo a Firenze e sarà dedicato a tre temi: società, istituzioni, territorio. Si osserverà come stiano cambiando rapidamente i modelli sociali e produttivi nell’adattamento alla crisi, riflettendo su quanto sia strategico il territorio nel progetto di ripartenza del Paese e su quanto siano urgenti le riforme istituzionali che, a partire dalla legge elettorale, consentano di riempire il drammatico vuoto democratico che si è venuto a creare in questi anni tra i cittadini elettori e le istituzioni rappresentative. <<In questi anni vivremo importanti momenti di trasformazione e di riforma, nella pubblica amministrazione come nella società – afferma Locci – e per questo sono convinto che i politici che intendono amministrare le cose pubbliche debbano essere preparati. Da sempre mi impegno, oltre che nella quotidiana attività politica, anche nella mia formazione, per farmi trovare pronto quando finalmente anche la mia generazione sarà chiamata a ricoprire ruoli di responsabilità amministrativa. Io voglio essere in grado di servire bene la mia comunità>>.

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Intervento di Emanuele Locci al 1°Congresso Provinciale del Popolo della Libertà

Ecco la verbalizzazione del mio intervento durante i lavori del 1° Congresso Provinciale del Popolo della Libertà. Buona lettura.

Emanuele Locci 

<<Gli interventi che mi hanno preceduto sono stati accomunati dall’apologia dell’unitarismo come valore positivo per il nostro partito. Certo l’unitarietà, l’unanimismo, sono in molti a considerarli elementi di forza non solo all’interno del nostro partito ma anche tra alcuni noti personaggi fuori dal nostro Paese, come Fidel Castro. Io oggi voglio portare però un punto di vista diverso, convinto che la forza di un grande partito come il nostro, con i suoi forti richiami alla libertà, risieda proprio nella ricchezza delle differenze e della diversità delle opinioni.

Premetto che, essendo oggi la prima domenica di Quaresima, ho deciso tra i miei digiuni di rinunciare a parlare male degli altri. Per questo motivo, mi perdonerete, non mi sarà possibile parlare di come è stato gestito il nostro partito in questa provincia fino ad oggi. Avrò più tempo dunque per parlare di quei temi su cui, secondo me, deve fondarsi il nostro partito.

Innanzi tutto vorrei parlare di oggi, del 1° Congresso Provinciale del Popolo della Libertà, partito che si fonda su una carta dei valori tra cui spiccano i richiami alla libertà ed alla democrazia, termini che si possono sostanziare con una sola parola, partecipazione, senza la quale non sono che vuota retorica. Ho accolto dunque con soddisfazione la scelta di intitolare questa giornata “partecipa, decidi, governa anche tu”, anche se devo rilevare come questo sarà un congresso dove gli iscritti parteciperanno poco, decideranno meno e governeranno niente. Scusate, sono un po’ arrabbiato perché mi chiedo come possiamo noi sostenere la rivoluzione del merito quando la classe dirigente che uscirà da questo congresso sarà di fatto nominata? Io desideravo poter avere la dignità di essere votato ed eletto dagli iscritti e non cooptato in un accordo! Sono critico sul metodo ma, lo dico qua chiaramente, assicuro fin d’ora la mia massima lealtà verso il coordinatore Manuela Repetti, assicurandole il mio sostegno ed il massimo impegno ed abnegazione nel lavorare insieme a lei per costruire e far crescere il nostro partito in questa provincia.

Inizio questo mio intervento con estrema chiarezza, sincerità e trasparenza, forte di due grandi libertà di cui posso godere. La prima, quella di esser libero da qualsiasi condizionamento non trovandomi nella situazione di aver mai accettato dalla politica o dai politici vantaggi personali che avrebbero potuto limitare la mia azione. La seconda, quella di fare parte di un grande partito dove la libertà è un valore così importante da essere contenuto nel suo nome, per cui so di potermi esprimere con voi schiettamente sapendo di trovare l’attenzione ed il rispetto di tutti coloro che condividono i valori su cui si fonda il Popolo della Libertà.

Valori, appunto. Uno dei motivi per cui dilaga oggi l’antipolitica e la disaffezione verso i partiti è senza dubbio il fatto che i valori di riferimento dei partiti non vengono declinati con chiarezza nella pratica quotidiana. Tra i molti valori a cui fare riferimento, vorrei richiamarne brevemente alcuni che mi stanno particolarmente a cuore e che intendo condividere con voi.

Il primo è il valore della legalità. Questo partito deve dotarsi di un codice etico a livello nazionale ed a livello locale per dire chiaramente quali sono i criteri per poter essere iscritti e per poter essere candidati nel Popolo della Libertà: la sensazione è che alcuni esponenti del nostro partito abbiano un po’ approfittato di alcune situazioni di accanimento giudiziario subite dal Presidente Silvio Berlusconi per far passare l’idea che tale accanimento fosse pratica comune della magistratura nei confronti del Popolo della Libertà e che dunque siamo tutti perseguitati. Non è vero! Non dobbiamo avere tentennamenti nel nostro sostegno alla Magistratura, alle Forze dell’Ordine ed a tutte quelle istituzioni che con il loro lavoro garantiscono la libertà, la sicurezza e l’uguaglianza di diritti nel nostro Paese e, con i nostri soldati, anche fuori dal nostro Paese. Dobbiamo saper distinguere quei casi isolati di persecuzione, curiosamente ricorrenti in alcune procure, dalla moltitudine di casi dove invece emergono responsabilità oggettive a carico di esponenti del nostro partito. Una cosa deve essere chiara: legalità vuole anche dire che chi sbaglia – e quando questo viene accertato nei tre gradi di giudizio – non può e non deve più rappresentare il Popolo della Libertà.

Il secondo valore che voglio qui richiamare è quello della Patria, strettamente connesso al primo. Amare la Patria, essere patrioti oggi, vuol dire prima di tutto rispettare le leggi di questo Paese. Vuol dire, per noi che facciamo politica, servire questo Paese e non servircene. Vuol dire amarlo nella pratica quotidiana, difenderne sempre e ovunque la credibilità delle sue istituzioni, la sua bellezza, l’identità della sua cultura che si fonda su tre forti radici: quella greco-romana, quella cristiano-cattolica e quella risorgimentale.

Permettetemi di richiamare almeno un altro valore che per noi deve essere fondamentale, quello della famiglia che contiene in sé molti temi. Non per fare sindacalismo generazionale, compito che in qualche modo assolvo stando alla guida regionale del movimento giovanile del Popolo della Libertà ed avendo condiviso tanti anni di battaglie e di iniziative politiche con Giorgia Meloni, ministro della gioventù nel governo Berlusconi, ma il sostegno della famiglia passa oggi dalla necessità di sostenere i giovani con ammortizzatori sociali che tutelino dalla precarietà del posto di lavoro, perché senza la certezza di un reddito si nega di fatto il diritto ad avere un futuro ai giovani. Bisogna sostenere la difesa della vita ed il sostegno alla maternità ed alla paternità per affrontare la crisi demografica del nostro Paese, uno Stato civile non può spendere più soldi per assistere l’interruzione di gravidanza, che io chiamo omicidio, più di quanto sostenga le coppie che oggi hanno il coraggio di mettere al mondo dei figli. Non può!

Questi ed altri temi possono essere compresi ed affrontati dal nostro partito solo se riusciremo a dotarci di un modello organizzativo che restituisca centralità alle persone. Io lavorerò a fianco di Manuela ed Antonio con questo obiettivo, per fondare un partito che sia 2.0 non solo nel senso di apertura all’utilizzo delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie ma, soprattutto, nel senso di interazione: tra gli iscritti, i militanti, i simpatizzanti, gli elettori, gli eletti. Questo vuol dire un partito che si riunisce e si confronta ad ogni livello per condividere informazioni e per prendere delle decisioni; un partito che tiene aperte le sedi, che è presente nelle vie, nelle piazze, nelle scuole, nelle istituzioni, nelle agorà virtuali; un partito che investe sulla formazione della sua classe dirigente. Su questo intendo lavorare.

Io ho cominciato a fare politica negli anni in cui frequentavo le scuole superiori, impegnandomi per trasformare in realtà i sogni. Ancora oggi credo nei sogni e vorrei dirvi oggi qual è il partito che sogno.

Io sogno un partito dove i dirigenti smettano di essere attenti solo a compiacere i più potenti e tornino ad ascoltare la base.

Io sogno un partito che non freni più la crescita di chi vale e in politica il valore lo si misura in termini di consenso, di competenze, di militanza e di lavoro.

Io sogno un partito che metta nelle condizioni di emergere quelle energie straordinarie di cui dispone e combatterò coloro che lavorano per soffocarle e per schiacciarle.

Io sogno un partito dove non ci siano più veti né quote giovani, quote rosa o quote panda e dove le pari opportunità si traducano nella stessa possibilità per tutti di esprimere le proprie potenzialità: i più bravi devono essere investiti di responsabilità, a prescindere dall’età e dal sesso. Questa signori è la meritocrazia.

E visto che vi ho parlato di come sogno il nostro partito, vorrei concludere con una frase dell’austriaco Friedensreich Hundertwasser. “Se uno sogna da solo, è solo un sogno. Se molti sognano insieme, è l’inizio di una nuova realtà”.>>

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Conti di Alessandria, l’attuale amministrazione ha affrontato la grave eredità del centrosinistra?

Dopo la lettura dell’ultima pronuncia della Sezione Regionale di Controllo della Corte dei Conti sono molto preoccupato dalla situazione finanziaria del Comune di Alessandria. In particolare, ritengo che l’attuale amministrazione abbia sottovalutato i profili di criticità strutturale dei conti dell’ente così come ereditati dalla disastrosa gestione della Giunta Scagni, non intervenendo con sufficiente incisività nell’adottare misure correttive di contenimento della spesa corrente, di accertamento della sussistenza dei residui attivi ereditati e di limitazione al ricorso ad anticipazioni di tesoreria. Rilevo dalla delibera della Corte dei Conti come a partire dal 2005 l’ente presenta ininterrottamente un saldo negativo della gestione corrente, frutto di una situazione di disequilibrio consolidatasi negli anni di amministrazione del centrosinistra durante i quali, sostanzailmente, la spesa corrente si è stabilizzata a livelli di molto superiori rispetto alle entrate correnti. L’attuale amministrazione non è stata in grado di far fronte al deficit strutturale ereditato da chi ha malgovernato questa città nel quinquennio 2002-2007, come bene evidenziato dalla relazione della Corte dei Conti. In attesa che la Giunta, gli uffici della ragioneria ed il Consiglio Comunale, ognuno per le proprie competenze, svolgano gli approfondimenti tendenti ad accertare l’attuale situazione di criticità finanziaria del Comune, ritengo che chi si candida ad amministrare questa città debba prepararsi a presentare ai cittadini proposte concrete su come intenda ristrutturare il debito comunale, superando la stucchevole ed infruttuosa strumentalizzazione politica. Le gravi difficoltà finanziarie del Comune hanno profonde e condivise responsabilità in chi ha governato questa città, l’amministrazione Scagni di centrosinistra che l’ha causata e l’attuale amministrazione che non è stata in grado di arginarla con sufficiente efficacia. Come consigliere comunale dedicherò le ultime settimane del mio mandato per approfondire personalmente le dinamiche contabili del nostro ente e ragionare, insieme ai colleghi del partito, riguardo a possibili azioni di governo da inserire nel programma elettorale per il prossimo quinquennio. L’importante, adesso, è impegnarsi per risolvere questa situazione, senza escludere a priori alcuna soluzione.

Emanuele Locci

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Congressi PDL – Democrazia o consociativismo?

In questi ultimi anni è diventato sempre più comune associare al tema della politica locuzioni che ne rappresentano in realtà la negazione: antipolitica, casta, astensionismo. Fa riflettere come tutto ciò avvenga in anni in cui l’innovazione tecnologica offre strumenti che facilitano la possibilità di condividere informazioni con molte persone, a grandi velocità ed a costi ridotti. Le nuove opportunità di comunicazione avrebbero potuto rilanciare il ruolo dei partiti come nodi di partecipazione, fisici e virtuali, dove confrontare idee ed elaborare proposte politiche. Questo non è avvenuto.

Ciò che è cambiato, invece, è l’organizzazione dei partiti: da strutture organizzative complesse fondate su rigidi sistemi di regole si è passati a strutture leggere con poche regole. Il risultato? La perdita di autorevolezza, l’incertezza dei ruoli, la cooptazione come sistema prevalente di attribuzione delle responsabilità, la disabitudine alla dimensione sociale e comunitaria della politica.

I partiti sembrano sempre più estranei ai cittadini. Gli attori della politica sempre più lontani dai partiti. I luoghi e i momenti delle decisioni politiche sempre meno noti e poco chiari. Invertire queste tendenze in atto si deve e si può. Questa è la sfida per qualsiasi partito, anche del Popolo della Libertà.

Questo percorso può iniziare con la stagione congressuale del PdL? Non è così semplice. Da un lato sto vedendo venire allo scoperto in tutta Italia persone che vogliono cambiare questo partito, che si presentano con mozioni congressuali chiare e dirette, stanche dei soliti documenti composti da decine di pagine di fredde analisi politiche, di vuota retorica popolare, di pleonastici richiami valoriali. Da un altro lato vedo che le numerose metastasi che affliggono il PdL sono dure da estirpare e provano a sopravvivere attraverso congressi consociativi che mirano a mantenere lo status quo per perpetrare una gestione del potere privatistica ai danni di una comunità politica che ha creduto e, in parte, ancora crede nel progetto politico di un grande partito di centrodestra.

Ci sono giovani coraggiosi che, consapevoli della forza del loro progetto politico, si presentano contro tutto e tutti, come a Siena, dove la casta si compatta e sposta il congresso a Bettolle (paesino a 50 chilometri di distanza dal capoluogo), per scongiurare la partecipazione dei giovani senesi, in buona parte studenti universitari. Ci sono giovani che pur di innescare un cambiamento provano a costruire patti intergenerazionali per promuovere progetti politici innovativi, provando a rompere il fronte consociativo attraverso il dialogo con le persone perbene di cui il partito è pieno, ma la casta anche in questi casi è pronta a muoversi con le buone e con le cattive pur di mostrare un’unitarietà di facciata che, quando raggiunta, vuol solo dire accordo temporaneo sulla spartizione degli interessi. Qualcuno crede davvero che un grande partito, con filoni culturali diversificati e numerosi iscritti al suo interno, possa essere normalmente unitario ad un congresso?

Io credo che, quanto meno, questi congressi stanno offrendo un’occasione infallibile per capire dove il Popolo della Libertà sia morto. Dove i congressi saranno unitari, lì sapremo che il partito è morto. Non tanto per l’evidenza che la gestione degli interessi e del potere abbia prevalso sul confronto politico e la ricerca del bene comune, quanto perchè risulterebbe chiaro a tutti come la classe dirigente del partito abbia consapevolmente rinunciato alla prima vera occasione di confronto democratico.

Emanuele Locci

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Aria Pulita 12-1-2012 “Movimenti e proposte di politica locale”

Telecity 7Gold ha pubblicato oggi la puntata di Aria Pulita del 12 gennaio 2012 in cui ero stato invitato come ospite unico a parlare della mia proposta di riduzione dell’IMU ed altre questioni di politica locale. La condivido qua sul mio blog. Buona visione!

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